Campagna Referendaria Acqua Pubblica: i nostri perchè PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cacciari   
L’acqua non è solo un elemento indispensabile e insostituibile per ogni forma di vita, è anche “chiara e fresca e dolce”. È, cioè, un elemento simbolico di un insieme di beni materiali e culturali che abbiamo imparato a chiamare beni comuni. Acqua, atmosfera, foreste, culture, linguaggi, saperi accumulati dall’ingegno di generazioni prima di noi, germoplasma, semi tramandati e ibridati pazientemente dalle civiltà contadine, geni e molto altro ancora, sono patrimonio indisponibile, inalienabile dell’umanità intera. Elementi sia naturali che sociali che appartengono a tutti e che equamente devono essere gestiti. Per difendere, mantenere, rigenerare questi doni della terra e per non frustrare le illimitate facoltà creative umane è nato un movimento per i beni comuni.
Ci opponiamo a qualsiasi forma di loro ‘recinzione’, privatizzazione, finanziarizzazione.
Proponiamo una società dei beni comuni.
Va smascherato il gioco di prestigio secondo il quale la titolarità della proprietà dei beni comuni rimarrebbe formalmente in capo alle istituzioni pubbliche, mentre gli strumenti di gestione (onerosi) verrebbero aziendalizzati e capitalizzati. Come dire: i boschi rimangono demaniali, ma le strade di accesso vengono sbarrate, gli accessi limitati e tariffati e il Corpo forestale quotato in borsa. È così che i beni comuni sono stati declassati a merci e gli enti pubblici sono stati trasformati da erogatori di servizi universali ad aziende di capitali e operatori finanziari.
Un’altra idea di società è possibile e necessaria. In fin dei conti il primo bene comune è la democrazia.
I beni comuni hanno delle comunità di riferimento cui deve essere demandato l’esercizio della sovranità. Il villaggio, la città, la valle, il bacino idrografico, la bioregione, il continente, il pianeta intero. Ogni comunità ad ogni livello deve essere responsabile e cosciente degli effetti delle proprie azioni, stili di vita, comportamenti nei riguardi di tutti gli esseri viventi e della biosfera.
Solo così, in una idea condivisa, etica, non mercantile, delle risorse naturali e culturali, sarà possibile congiungere sostenibilità ambientale ed equità sociale.

 
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