| Riflessioni a Caldo di Andrea Bagni |
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La giornata di venerdì (ndr 9 dicembre 2011) è stata davvero molto bella e ancora mi è rimasta addosso. Dimostra prima di tutto che non siamo fuori dal mondo: che quando sentiamo il bisogno di ragionare su quello che succede in Italia e fuori d'Italia, quando sentiamo insufficienti tutte le forme politiche organizzate della sinistra che ci circondano, intercettiamo un sentire diffuso intorno a noi. E non è nemmeno strettamente una questione di "sinistra": è che proprio manca la base di una riflessione e di una pratica comune, collettiva. Una rete di soggettività in contatto, un cervello collettivo. Per la verità addosso soprattutto - forse perché sono un tipo "sentimentale" - mi è rimasta la tenerezza saggia dell'ultimo intervento di Rossana Rossanda. Ha ripreso e puntualizzato tutti i punti importanti e problematici della discussione - crescita vs decrescita cioè altra economia; "noi la crisi non la paghiamo" e la stiamo invece già pagando; democrazia rappresentativa e partecipata, così vicine così lontane. E lo ha fatto, mi sembra, con la dolcezza affettuosa di chi si sente un po' parte di un'esperienza, un po' ce l'ha alle spalle (fragili, le spalle, a vederla salire sul palco), la può guardare con un pizzico di distacco e allo steso tempo sentire la gioia di fare ancora parte di una storia collettiva, con i ragazzi giovanissimi che la intervistano alla fine, e chi le porge il suo libro da firmare, con una buffa soggezione: quella che si ha davanti alle grandi... Insomma non lo so spiegare bene, ma mi ha colpito molto. Poi a me pare che soprattutto si sia posta Rossana la domanda chiave - la "nostra" domanda - : chi fa tutto quello che si dice si deve fare, chi porta avanti le analisi e le proposte che si vanno qui elaborando, chi fa opposizione tessuto e pensiero. Quale soggetto politico, visto che se siamo il 99%, come è stato detto con un po' di ottimismo, una buona metà di questa enorme maggioranza non sa di esserlo... Cioè non è soggetto politico. Non è che possiamo pensare che gli vada spiegato, pedagogicamente, ma qualcosa, qualche luogo o rete di luoghi, deve nascere in cui portare questa storia personale e collettiva, dare spazio e voce, costruire discorso comune, pratiche rispettose e perfino gentili di relazione. La mitezza, la democrazia dentro di noi (dove invece dominano così spesso egoismi, competitività, aggressività - neoliberismo interiore, se non ho capito male l'ha chiamato venerdì Paul) La questione del soggetto politico è venuta fuori da moltissimi interventi. Da quello di Paul Ginsborg, soprattutto, con grande forza - con la proposta del modello della confederazione di autonomie di Pino Ferraris, collegata alla data annunciata da De Magistris del 28 gennaio a Napoli e poi storicamente a Carlo Cattaneo. Ma anche da Dogliani e Landini (al solito con una energia straordinaria), su un terreno più costituzionale e giuridico anche da Ferrajoli e Lucarelli, oltre che da molti interventi del pubblico. La stessa domanda finalmente riguardava l'Italia, l'Europa e il Mediterraneo: una dimensione di riflessione che la sinistra ha frequentato pochissimo negli ultimi anni. Non so se il modello confederativo sia quello praticabile oggi, perché mi sembrerebbe presupporre il desiderio e la possibilità che la miriade dei comitati territoriali che si muovono trasversalmente su questioni specifiche, entrino dentro un progetto nazionale ed europeo che ha un orizzonte diverso. Non so se sarebbero interessati o se non si sentirebbero "assorbiti" in una dimensione che forse chiede un passaggio di scala, non semplicemente una aggregazione dell'esistente. Non lo so. Però è chiaro che in quei territori bisogna appoggiare i piedi di una nuova democrazia, senza costruzioni piramidali (abbiamo già dato), ed è su questo che si deve riflettere e discutere. Alla fine mi sembra che quello che più o meno abbiamo in mente noi - la famosa costituente politica di qualcosa di politicamente decente - sia pericolosamente simile alla famosa semplicità difficile a farsi... Però oggi mi sembra che siamo molto meno soli e sole. Abbiamo intorno una tensione buona collettiva. Una specie di abbraccio. Io poi ho un mio particolare metro di valutazione della serietà delle cose. La qualità delle parole e dei collettivi si misura dai silenzi. Nella mia tradizione di sinistra ci sono un sacco di assemblee dove la gente parla nei corridoi con i "suoi" compagni, esce e chiacchiera, pochi ascoltano - fatta eccezione per l'intervento dei leader che quelli sì vanno ascoltati e applauditi... dopo si può andare perché "il capo", il nome illustre ha già parlato. A Roma in dicembre 2007, nell'esordio dell'Arcobaleno, sventolavano anche un mare di bandiere, poi via... Si doveva capire da lì che sarebbe stato un disastro. Ecco mi sembra che non sia accaduto venerdì, o è accaduto pochissimo. Sei ore di silenzio attento che non vedevo da tempo... E' stata proprio una grande giornata. un abbraccio, Andrea Bagni |









