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da Asilo Politico de Il Nuovo Corriere di Firenze 8 dicembre
di Chiara Giunti*
Il vento caldo della democrazia partecipata che sei mesi fà (paiono anni) aveva risvegliato nuovi sensi alla politica nelle amministrative di Milano Napoli e nei referendum, gira oggi nel soffio freddo della durezza invernale del governo Monti. Sotto il loden niente equità e molto rigore a senso unico, quello liberista che impone sacrifici a partir dagli ultimi. I movimenti e la società civile che lungamente hanno scavato nelle coscienze e coinvolto nella rivolta collettiva all’indecenza populistica berlusconiana, non ce l’hanno fatta a buttar giù Berlusconi “da e verso sinistra”: la svolta l’hanno ottenuta “i mercati”, assurti a divinità indiscutibili in irresistibile progressione mediatica. Così all’avanzare di una svolta culturale di gente comune che si riprendeva la libertà di agire e decidere sui propri beni comuni, si è venuto sostituendo l’imperativo “senza i tecnocrati il diluvio”. Sarebbe stato possibile un esito diverso? Rossanda scrive, nella riflessione che conclude il lungo dibattito sulla Rotta d’Europa, che “ce lo meritiamo”. Se lo merita una sinistra politica italiana che da anni sembra aver smesso di analizzare i processi sociali, fino ad essere stata incapace di rendersi protagonista della caduta stessa di Berlusconi. Impietosa quanto realistica considerazione che c’interroga e ci coinvolge pur nelle diverse responsabilità e storie. Per Rete@sinistra la questione della mancanza di una sinistra all’altezza e il contribuire alla sua “risorgenza” in un soggetto politico radicalmente nuovo per contenuti e forme, è alla base della nostra stessa esistenza. Questa è anche la ragione per cui abbiamo concepito e costruito, insieme agli altri, la giornata di domani. Una via d’uscita alternativa è possibile sul piano delle proposte di politica economica, ma è indispensabile altrettanto sul piano della soggettività politica. Non bastano né il buon vento (che si risveglierà) né il buon grano, per una farina madre di pane e rose, ci vuole il mulino, uno nuovo. Un soggetto più simile alla cooperativa politica che al partito, che privilegi la dimensione orizzontale e a rete rispetto a quella verticale e gerarchica, e la democrazia partecipativa al suo interno. Uno spazio in cui incarichi e responsabilità si fondino sulle capacità e le competenze di donne e di uomini inseriti in un forte contesto di servizio, di rotazione di compiti, di autocontrollo del narcisismo e della competitività: sole garanzie per un’effettiva parità di generi e di età. Molti luoghi connessi in forma di autonomie confederate, in cui si vivono relazioni fra diversità più che fra identità. Accettando lo sforzo delle mediazioni e del tempo necessario per costruire un largo consenso, che è la fatica appassionante della democrazia, senza la quale la politica diventa infelice e muore. Molto c’è da sperimentare e da inventare, e tanto già esiste nelle esperienze dei movimenti e delle realtà associative in Italia e nel mondo. Non si tratta certo di rappresentarli o di assorbirli, ma di provare a costruire una sinistra politica nuova che apra varchi, e che sia essa stessa strumento di democrazia radicale nei metodi e di mitezza nei rapporti umani. Un tale percorso può articolarsi in due momenti nei prossimi mesi del 2012: un nuovo appuntamento nazionale fra tutte le forze collettive e individuali interessate, per confrontarsi in modalità partecipative su caratteri procedure e forme del soggetto politico; ma anche proporsi la formazione di liste di cittadinanza politiche per una sinistra nuova nelle amministrative della prossima primavera.
*Rete@Sinistra
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