TUTTI A FIRENZE, PER TROVARE UNA VIA D'USCITA di Bagni - Torelli PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Dicembre 2011 12:49

da Il Manifesto di giovedì 8 dicembre 2001

di Andrea Bagni - Massimo Torelli*
Surreale. Questo è l'aggettivo efficacissimo utilizzato da Mario Pianta nell'editoriale di domenica 4 dicembre, presentando l'appuntamento di venerdì 9 a Firenze "La via d'uscita", per descrivere la situazione europea.
Ma surreale è anche la situazione italiana. In pochi mesi è cambiato tutto. Dalla "primavera italiana" siamo passati direttamente al governo super politico dei super tecnici che meglio svolgerà (lo sta già facendo con la prima manovra) le ricette "lacrime e sangue" del direttorio europeo.
L'Italia dei referendum di giugno ha chiesto una svolta netta, un'altra forma e un'altra pratica della politica - quella intensa e partecipata dei comitati per l'acqua, quella delle elezioni di Napoli e Milano. E poi un altro contenuto, che è anche un altro stile: il tema dei beni comuni.
Non solo: il lavoro ha assunto una dimensione simbolica fortissima, riconosciuto come luogo di cittadinanza e di dignità, non solo questione vertenziale di banale economicismo.
I movimenti e la società civile hanno scavato intorno al potere neofeudale berlusconiano, ma poi il governo è stato travolto dal vento della finanza, irresistibile. Da destra non da sinistra. Una specie di vendetta: i mercati finanziari, che decidono di spremere come limoni l'economia e la società degli ultimi della fila. Uno alla volta, a cominciare dal sud d'Europa.
Cosa è successo? Quali forze politiche dovevano dare un segno diverso a questa stagione? Anche di questo parleremo venerdì 9 all'appuntamento fiorentino.
Non meno surreale è il consenso quasi unanime che ha oggi il governo Monti.
Certo Berlusconi e la sua corte non ci sono per ora più, certo Monti dà un po' di sollievo con la rivoluzione dei loden, l'ironia lieve e la scoperta del decoro. Di sicuro, però, oltre la questione di stile si apre quella dei contenuti. Si apre?
La dimensione economico-finanziaria sembra totalmente naturalizzata, tutto sembra appartenere alla necessità. Nessuna alternativa, ancora una volta. Puntare tutto (sbagliando) sulla crescita del solito modello di sviluppo, e praticare (sbagliando) scelte recessive.
L'incontro di venerdì, dal titolo impegnativo "La via di uscita", sarà l'occasione per confrontarsi su un'altra uscita dalla crisi, che deve prendere forma, al più presto. Ma anche l'occasione per confrontarsi sullo stato della democrazia e della politica.
Con Monti non è sospesa la democrazia istituzionale (anzi il Parlamento forse comincerà a contare qualcosa) ma è sospesa, messa tra parentesi, la politica democratica: quella orizzontale, quella che non discende tutta dall'alto come saggezza e competenza cui affidarsi. Ma non è, anche in ottica europea, la democrazia, una delle poche risorse a cui gli stati moderni potrebbero appoggiarsi?
Tutto ciò interroga e giudica la sinistra italiana, in un contesto in cui il centro-sinistra rischia di ridursi un nebulosa in via di estinzione. Una sinistra in generale che non ha capito gran che della svolta culturale segnata dai referendum, tanto meno la richiesta - e l'offerta, il desiderio - di nuove forme del fare collettivo, relazionale, politico. E che ancora a meno è servita nel periodo successivo al referendum.
Mai uno sguardo profondo sull'Europa, sul Mediterraneo, sul mondo. Eppure sembra chiaro, almeno a noi, che oggi senza un nuovo inizio di una soggettività politica collettiva, diffusa ma non dispersa, all'altezza sia di quella primavera che di questo autunno, non si riapre la strada alla spinta di quell'altra Italia che esiste, ma come su un altro pianeta.
Ci vediamo venerdì 9 dicembre, nel primo mese dell'epoca tecno-politica, cioè iper-politica.
* rete@sinistra

 
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