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Appello per i Referendum del 12-13 giugno PDF Stampa E-mail
Per cambiare.

Appello per i Referendum del 12-13 giugno

 

Per fermare le manovre del governo che vuole cancellare i referendum.

Per cancellare, sul serio, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua

e il “legittimo impedimento”.

Per mettere l’Italia sulla via di uno sviluppo più sostenibile

e di una democrazia più partecipata.

 

 

28 aprile 2011

 

 

La politica italiana si è allontanata dalla società come mai era successo in passato. L’azione del governo è sempre più segnata dagli interessi personali del Presidente del Consiglio, da derive autoritarie, da minacce alla Costituzione.

L’economia del paese non riesce a uscire dalla crisi iniziata tre anni fa, e la politica non riconosce il fallimento di vent’anni di privatizzazioni, che hanno lasciato a poche grandi imprese – sempre più spesso straniere – decisioni chiave sul nostro futuro.

Tutto questo aggrava le minacce alla democrazia, il declino del paese e l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo.

Contro questa deriva, negli ultimi anni milioni di uomini e donne – con movimenti, reti, associazioni, sindacati - hanno alzato la loro voce, manifestato e costruito

 
COMUNICATO UNITARIO DEL “COORDINAMENTO2APRILE” CONTRO I BOMBARDAMENTI IN LIBIA PDF Stampa E-mail

COMUNICATO UNITARIO DEL “COORDINAMENTO2APRILE” CONTRO I BOMBARDAMENTI IN LIBIA

e prime adesioni a questo appello

con l’invito a far circolare nei propri indirizzari e nelle proprie reti

COORDINAMENTO 2 APRILE

Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questo periodo hanno sentito la necessità,

attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce

 

  • CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA

  • PER FERMARE I MASSACRI, I BOMBARDAMENTI E PER IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA

  • PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA

DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI

  • PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI

  • CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI,

LE REPRESSIONI IN CORSO

  • PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE

 

ESPRIMONO

LA LORO NETTA OPPOSIZIONE AL COINVOLGIMENTO DELL’ITALIA

NEI BOMBARDAMENTI IN LIBIA

 

alla luce

 

  • dell’articolo 11 della nostra Costituzione
  • del passato coloniale del nostro paese e delle stragi ad esso collegate
  • del sostegno e delle armi dati al regime di Gheddafi fino all’ultimo momento
  • del non impegno per il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari per i profughi
  • della ripresa dei respingimenti dei migranti
  • della mancanza di una dignitosa politica di accoglienza
  • del silenzio colpevole e gravissimo contro la strage di oppositori disarmati in Siria
  • del disimpegno totale sulla transizione democratica in Tunisia e in Egitto
  • della complicità con la occupazione militare in Palestina e con l’assedio a Gaza

 

NON C’E’ NIENTE DI UMANITARIO NELLE BOMBE ITALIANE IN LIBIA

C’E’ SOLO LA DIFESA DI INTERESSI ECONOMICI, ENERGETICI, STRATEGICI

 

La popolazione libica schiacciata dalla guerra e dalla dittatura e i popoli di tutto il mondo arabo

hanno bisogno di un’altra politica italiana ed europea

 

METTIAMO IN CAMPO TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI DI DENUNCIA E SOLIDARIETA’

PER IL CESSATE IL FUOCO

PER DIFENDERE E AFFERMARE DAVVERO

LA DEMOCRAZIA, LA PACE E LA GIUSTIZIA, TUTTI I I DIRITTI UMANI, SOCIALI E CIVILI

http://coordinamento2aprile.blogspot.com/

 

Prime adesioni

 

Sud, ACS, Altra Agricoltura, ARCI, Associazione Amici della Mezzaluna Rossa, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione Mediterranea, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la pace, Associazione Rinnovamento Sinistra, Associazione Ya Basta Italia, Attac Italia, Centro Balducci, CIPAX, CISDA, COBAS, Comitato Difesa Scuola Pubblica, Comitato Piazza Carlo Giuliani, Coordinamento Studentesco Universitario, European Alternatives Italia, Fiom-Cgil, Forum Ambientalista, Lunaria, Movimento Nuovi Profili, Rete della Conoscenza, Rete Internazionale Donne per la Pace, Rete Studenti Medi, Senzaconfine, Sinistra Euromediterranea – Rete@Sinistra, Unione degli Universitari, WILPF, Associazione Culturale Casa Rossa – Spoleto, Associazione Yakaar Italia Senegal, Casa per la pace – Milano, Centro Solidarietà Alta Maremma, Comitato Fiorentino Fermiamo la Guerra, Comitato Italia Amig@s Sem Terra, Comitato Pace Rachel Corrie, Convergenza delle Culture, Genova Laica, Genova Popolo Viola, Gruppo Sconfinate, Rete Antirazzista IV Municipio Roma, Stelle Cadenti – Artisti per la pace, Tavola Pace e Cooperazione – Pontedera, Usciamo dal Silenzio e Restiamo Umani –Genova

FdS; PdCI, Prc, SeL, Sinistra Critica

Mimmo Pantaleo, Elettra Deiana, Luciano Favaro, Eugenio Melandri, Silvana Pisa e molti altri.

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Sciopero generale e referendum: via questo governo per un'altra politica PDF Stampa E-mail
Al dissolvimento della democrazia e dell’economia rispondiamo con la partecipazione diretta: sciopero generalizzato e  referendum

 

Stiamo vivendo una crisi tanto profonda quanto scarsamente avvertita, una fase di dissolvimento della democrazia attraverso i suoi stessi strumenti: ciò che è avvenuto negli ultimi giorni in un Parlamento ridotto a ufficio di difesa del Presidente del Consiglio è grottescamente tragico, e induce un senso di avvilimento e scoramento in tante persone e realtà che in questi mesi hanno espresso in mille modi la loro indignazione e il loro impegno per un’alternativa. Si rischia così di arrivare nell’indifferenza a quello sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL che è stato ottenuto e ampliato proprio dalle mobilitazioni che si sono succedute dal 16 ottobre al 13 febbraio al 12 marzo, vanificando il carattere unificante e politicamente incisivo che lo sciopero generale vuole e può avere: cambiare la situazione, contrastare Confindustria e le imprese, ma anche cambiare il quadro politico.  Lo sciopero generale rappresenta il modo più vero e diretto per praticare insieme un esercizio di pienezza democratica e di riconnessione sociale.

 

Disoccupazione, precarizzazione, svalorizzazione del lavoro: i lavoratori chiedono nuove politiche economiche

 

Non è però scontato che il 6 maggio l’Italia si fermi davvero e sia perciò capace di  prendere in mano il suo futuro: non dipende dalla sola CGIL ma anche da noi, dal grado di consapevolezza dell’emergenza democratica e sociale che sappiamo suscitare nei territori, dalla capacità di convincere che “tutto si tiene”: lo spettacolo, gli show davanti ai tribunali, la violenza delle guerre, la barbarie contro i migranti, le balle e il mercimonio in parlamento, le caserme di Marchionne e il precariato delle vite. Occorre per questo uno sforzo soggettivo e collettivo insieme, che non ceda al lento veleno dell’assuefazione alla “banalità del male”, che oggi assume il volto di un’apparente normalità. La “normalità” di aspettare le elezioni, suggerita dal riadeguamento al 2013 dei partiti, o quella della difesa delle pure forme istituzionali, suggerita da Napolitano,  dobbiamo dire e ripetere che sono pericolose e illusorie: nel frattempo collassa la democrazia italiana.

 

Abbiamo la possibilità di fermare la privatizzazione dei beni comuni e la sciagura del nucleare.

 

L’annunciata cancellazione del quesito sul nucleare, che comunque è un nostro successo, non dà garanzie e serve a maggior ragione un impegno ulteriore per i referendum.

Una partecipazione molteplice e larga nei soggetti e nei contenuti può fare dello sciopero del 6 maggio anche la prima grande dimostrazione collettiva di sensibilizzazione per i quattro sì ai referendum del 12-13 giugno. Non si può infatti scindere la lotta per l’occupazione e contro la precarietà, o per la scuola l’università e la ricerca pubblica da quella per un’alternativa sostenibile di modello economico e ambientale: nuova occupazione e nuovo sapere per produrre altro e consumare altro, per garantire la gestione pubblica dell’acqua bene comune come condizione irrinunciabile di una società democratica. Un bel 6 maggio partecipato con tutti i colori, le mani e le facce della pace, dell’accoglienza, dei beni comuni, delle energie alternative al nucleare, dell’impegno per la giustizia e l’eguaglianza di fronte alla legge secondo i principi costituzionali, può riaprire porte che stanno per chiudersi. .

 

Abbiamo meno di tre settimane per diffondere le nostre voci e le nostre azioni, un periodo stretto ma sufficiente a tessere relazioni, riannodare fili, inventare parole e iniziative che informino e coinvolgano. In questo tempo di mancanza di reali soggetti politici, altra faccia del deperimento democratico, siamo tutti e tutte chiamati alla responsabilità, creativa e cooperativa, di farci antidoto al veleno della deriva populistico-autoritaria.

 

Rete@Sinistra

http://www.reteasinistra.it/

 
A Tunisi Stefano Rodotà illustra la Costituzione Italiana. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 21 Aprile 2011 09:38

realizzato da Giacomo Fiaschi, seguirà un altro video con una ricostruzione più approfondita.

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Aprile 2011 09:49
 
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