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Marco Revelli su i risultati delle amministrative PDF Stampa E-mail
di Tonino Bucci (Liberazione del 31/05/2011)
Intervista a Marco Revelli, storico e sociologo, docente all'università Piemonte orientale

Il giocattolo si è rotto. C'è chi parla di rischio balcanizzazione all'interno del Pdl, chi di rottura del blocco che aveva tenuto assieme le anime e gli interessi sociali della destra, berlusconismo da un lato, leghismo dall'altro. Una novità incomprensibile, in primis, alla stessa classe politica del centrodestra, orami disabituata da anni alla sconfitta. Cosa ha prodotto la fine di un ciclo? Come si riassesterà l'intero sistema politico italiano? Cosa cambia a sinistra? Lo abbiamo chiesto a Marco Revelli, storico e sociologo, docente presso l'Università degli studi Piemonte Orientale.

Negli ultimi anni la destra ha avuto la convinzione d'essere in simbiosi con la società italiana, con le sue pulsioni profonde, con la pancia del paese. Pensavamo che fosse un blocco sociale e invece, ora, ci viene il dubbio che fosse solo un agglomerato di interessi. E' così?

Se dovessi sintetizzare quello che è accaduto direi: un'altra Italia è possibile. Questo voto dà un senso profondo di liberazione e la possibilità di riconciliarsi col proprio paese. Non era scontato. Un mese fa ero convinto che questa fosse l'ultima spiaggia di riscatto, altrimenti questo paese sarebbe stato irredimibile. Se, dopo tutte le messe in pubblico dei limiti del berlusconismo, gli italiani avessero confermato l'egemonia berlusconiana, non ci sarebbe stato più nulla da fare. E invece, no. Per fortuna è venuta fuori un'altra Italia. Non che sia venuta fuori un'alternativa politica, però è emerso un altro modello umano, un altro modo di essere italiani che sembrava sconfitto, un'altra antropologia.

Pensavamo che la mutazione antropologica fosse ormai irreversibile...

Sì, che la bolla mediatica del berlusconismo fosse così impenetrabile da funzionare come racconto per tutti. Ora viene meno un'egemonia. Il berlusconismo non è egemonico né a nord, né a sud, non tiene in nessuna parte del paese, nella sua culla, Milano, come nel grande ventre del meridione, Napoli. Chi l'ha sconfitto? Uno stile politico, io credo. Uno stile che viene dal di fuori rispetto al sistema dei partiti. So di dire una cosa che potrebbe essere inquietante. Alla base della sconfitta berlusconiana ci sono due vittorie personali, di due candidati che in origine erano creduti deboli dal sistema dei partiti e che, invece, si sono rivelati fortissimi. Pisapia e De Magistris, fino a un mese fa, nella società politica bipartisan erano considerati carte deboli. Qualcosa non funziona nel sistema dei partiti.

Questo forse il Pd l'ha capito. A Milano e a Napoli, in origine, aveva fatto altre scelte. O no?

Appunto. Dall'ottica del ceto politico nessuno avrebbe scommesso su
 
GLI AUTONOMI CHE VOTANO PISAPIA PDF Stampa E-mail
di Sergio Bologna- da Il manifesto
I dati sulla composizione dell'elettorato che ha permesso a Giuliano Pisapia di diventare sindaco di Milano hanno portato una sorpresa: il lavoro autonomo ha voltato le spalle alla destra. Stando ai primissimi sondaggi l'elettorato più giovane e con una laurea in tasca, inserito nel tessuto produttivo della città come partita Iva o come collaboratore, ha votato Pisapia. Una novità inimmaginabile sino a qualche mese fa che segnala una netta inversione di tendenza. Da «liberista», cultore della vecchia ideologia del «professionalismo» e del mito dell'«imprenditore di se stesso», il lavoro indipendente reagisce al declassamento e alla deprofessionalizzazione. Potrei incassare questa vittoria e prendermi una soddisfazione su quanti, e sono la maggioranza, in questi anni hanno accolto i miei interventi con scetticismo e su quanti, per fortuna pochi, mi hanno considerato un traditore passato al pensiero della Destra. Ma purtroppo non è così, il dato grezzo sul lavoro autonomo non vale niente, bisogna guardarci dentro.
Si è detto che la maggioranza di quegli autonomi è fatta di professionisti, di lavoratori della conoscenza. E questo va bene. Ma il fatto che abbiano votato Pisapia potrebbe voler dire semplicemente che
 
Presidio Permanente per i Referendum e la Democrazia PDF Stampa E-mail

Prima hanno impedito che i referendum si tenessero insieme alle amministrative, sprecando  400 mln di euro. Poi hanno rinviato l’approvazione del regolamento per la RAI di un mese ed  hanno messo in atto una censura sistematica per nascondere i referendum del 12 e del 13 giugno.
Ora stanno tentando di cancellare il referendum sul nucleare e di rubare agli italiani anche il diritto di dire la loro.


Vogliono avere le mani libere su acqua pubblica e energia atomica. Un'operazione vergognosa che indebolisce la democrazia, toglie agli italiani la possibilità di scegliere per sé e per il Paese un futuro più moderno, sostenibile e giusto. E mira a regalare favori e miliardi alle solite lobby economiche e finanziarie.


Ma gli italiani non ci stanno. Vogliono far sentire la propria voce e stanno chiedendo con forza di non vedere offeso il diritto ad esprimersi liberamente su acqua e nucleare.


Per questo i comitati referendari hanno deciso di lanciare una mobilitazione permanente davanti Montecitorio il 23 e 24 maggio – giorni in cui il Parlamento deciderà sul decreto Omnibus che contiene la finta uscita dal nucleare: per dire no all'approvazione di un testo che, provando a cancellare il referendum senza dare realmente l’addio al programma atomico, è una presa in giro degli italiani e un’offesa ai loro diritti.


Chiamiamo tutti e tutte a difendere il diritto al voto, all'informazione ed alla democrazia.

 

PRESIDIO PERMANENTE

PER I REFERENDUM E LA DEMOCRAZIA

23 - 24 maggio

Roma / Piazza Montecitorio

 

PROGRAMMA

23 maggio h. 14 - 24
Tenda per la democrazia
Interventi, letture di artisti e intellettuali e veglia serale

24 maggio h. 10 - 24
Interventi, microfono aperto e performance

IL 12 E 13 GIUGNO
VOTA PER LA DEMOCRAZIA

in difesa dell'acqua bene comune
per fermare il nucleare

Per informazioni:

www.referendumacqua.it

www.fermiamoilnucleare.it

Per informazioni e contatti con L'Ufficio Stampa:

Marica Di Pierri
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+39.3486861204

Luca Faenzi
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Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

Pubblichiamo il Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom, al Comitato centrale 9 maggio 2011 che è stato approvato con 106 voti a favore, quello presentato da Fausto Durante ha raccolto 29 voti a favore. Si sono astenuti 15 componenti il Comitato centrale.

 

Riteniamo che conoscere questo documento contribuisca al dibattito politico attuale.

 

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Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom


Il Comitato centrale della Fiom-Cgil esprime grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero generale del 6maggio, la straordinaria partecipazione nelle manifestazioni territoriali e il positivo rapporto instaurato con igiovani, i precari, gli studenti, i movimenti e le associazioni impegnate per il referendum del 12 e 13 giugno.
Tale risultato richiede alla Cgil di proseguire nella mobilitazione per riunificare le lotte sociali in corso.
Lo sciopero generale ha avuto la forza di rimettere al centro il lavoro, la democrazia, la lotta alla precarietà, ilvalore del Contratto nazionale e delle libertà sindacali messi in discussione dalla pratica degli accordi separati,dall'oltranzismo della Fiat, dalle concrete azioni della Confindustria e delle Associazioni imprenditoriali.
La riuscita dello sciopero generale rafforza la necessità di contrastare le politiche del Governo, al fine di

 
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