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Sciopero generale e referendum: via questo governo per un'altra politica PDF Stampa E-mail
Al dissolvimento della democrazia e dell’economia rispondiamo con la partecipazione diretta: sciopero generalizzato e  referendum

 

Stiamo vivendo una crisi tanto profonda quanto scarsamente avvertita, una fase di dissolvimento della democrazia attraverso i suoi stessi strumenti: ciò che è avvenuto negli ultimi giorni in un Parlamento ridotto a ufficio di difesa del Presidente del Consiglio è grottescamente tragico, e induce un senso di avvilimento e scoramento in tante persone e realtà che in questi mesi hanno espresso in mille modi la loro indignazione e il loro impegno per un’alternativa. Si rischia così di arrivare nell’indifferenza a quello sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL che è stato ottenuto e ampliato proprio dalle mobilitazioni che si sono succedute dal 16 ottobre al 13 febbraio al 12 marzo, vanificando il carattere unificante e politicamente incisivo che lo sciopero generale vuole e può avere: cambiare la situazione, contrastare Confindustria e le imprese, ma anche cambiare il quadro politico.  Lo sciopero generale rappresenta il modo più vero e diretto per praticare insieme un esercizio di pienezza democratica e di riconnessione sociale.

 

Disoccupazione, precarizzazione, svalorizzazione del lavoro: i lavoratori chiedono nuove politiche economiche

 

Non è però scontato che il 6 maggio l’Italia si fermi davvero e sia perciò capace di  prendere in mano il suo futuro: non dipende dalla sola CGIL ma anche da noi, dal grado di consapevolezza dell’emergenza democratica e sociale che sappiamo suscitare nei territori, dalla capacità di convincere che “tutto si tiene”: lo spettacolo, gli show davanti ai tribunali, la violenza delle guerre, la barbarie contro i migranti, le balle e il mercimonio in parlamento, le caserme di Marchionne e il precariato delle vite. Occorre per questo uno sforzo soggettivo e collettivo insieme, che non ceda al lento veleno dell’assuefazione alla “banalità del male”, che oggi assume il volto di un’apparente normalità. La “normalità” di aspettare le elezioni, suggerita dal riadeguamento al 2013 dei partiti, o quella della difesa delle pure forme istituzionali, suggerita da Napolitano,  dobbiamo dire e ripetere che sono pericolose e illusorie: nel frattempo collassa la democrazia italiana.

 

Abbiamo la possibilità di fermare la privatizzazione dei beni comuni e la sciagura del nucleare.

 

L’annunciata cancellazione del quesito sul nucleare, che comunque è un nostro successo, non dà garanzie e serve a maggior ragione un impegno ulteriore per i referendum.

Una partecipazione molteplice e larga nei soggetti e nei contenuti può fare dello sciopero del 6 maggio anche la prima grande dimostrazione collettiva di sensibilizzazione per i quattro sì ai referendum del 12-13 giugno. Non si può infatti scindere la lotta per l’occupazione e contro la precarietà, o per la scuola l’università e la ricerca pubblica da quella per un’alternativa sostenibile di modello economico e ambientale: nuova occupazione e nuovo sapere per produrre altro e consumare altro, per garantire la gestione pubblica dell’acqua bene comune come condizione irrinunciabile di una società democratica. Un bel 6 maggio partecipato con tutti i colori, le mani e le facce della pace, dell’accoglienza, dei beni comuni, delle energie alternative al nucleare, dell’impegno per la giustizia e l’eguaglianza di fronte alla legge secondo i principi costituzionali, può riaprire porte che stanno per chiudersi. .

 

Abbiamo meno di tre settimane per diffondere le nostre voci e le nostre azioni, un periodo stretto ma sufficiente a tessere relazioni, riannodare fili, inventare parole e iniziative che informino e coinvolgano. In questo tempo di mancanza di reali soggetti politici, altra faccia del deperimento democratico, siamo tutti e tutte chiamati alla responsabilità, creativa e cooperativa, di farci antidoto al veleno della deriva populistico-autoritaria.

 

Rete@Sinistra

http://www.reteasinistra.it/

 
A Tunisi Stefano Rodotà illustra la Costituzione Italiana. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 21 Aprile 2011 09:38

realizzato da Giacomo Fiaschi, seguirà un altro video con una ricostruzione più approfondita.

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Aprile 2011 09:49
 
SEM-RETE@SINISTRA A TUNISI IL 17 APRILE CON RODOTA' PDF Stampa E-mail
SEM-RETE@SINISTRA A TUNISI IL 17 APRILE PER PORTARE , CON STEFANO RODOTA’, I CONTENUTI E L’ESPERIENZA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE, COME CONTIBUTO AL LAVORO DI COSTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA, NELLA TUNISIA DELLA RIVOLUZIONE DELLA DIGNITA’.

Scrive Immanuel Wallerstein in un articolo apparso sul Manifesto di alcuni giorni  fa: “ La guerra di Libia di fatto è solo una grande distrazione – internazionale- dal conflitto politico principale che si sta consumando nel mondo arabo. ………..il cui vero obiettivo è “ rallentare, incanalare, cooptare la seconda rivolta araba e impedirle di trasformare le realtà politiche di fondo del mondo arabo ed il suo ruolo nella geopolitica del sistema mondo”
Lo stesso , continuando , paragona la rivolta esplosa in Tunisia lo scorso  17 dicembre, rapidamente  trasformatasi in ribellione e in  rivoluzione,  ad “ una ripresa dello spirito della rivoluzione mondiale del 1968.”
E tutto quello che in questi giorni da più parti si scrive, sulla prima affermazione, sembra dargli ragione.
Sulla seconda , palesi appaiono le differenze dei due fenomeni, delle condizioni materiali che li hanno innescati e animati, dei due diversi momenti storici, dei soggetti protagonisti cui si può ancora  aggiungere la diversità,in più punti, delle risposte attese dai due movimenti .
Il raffronto con il 68 ,a me  sembra poter reggere solo, come scrive lo stesso Wallerstein, con lo spirito che animò ed alimentò  quella fase.
Già da come, ad esempio,Taharar Ben Jelloun,tra diversi altri, descrive quanto sta accadendo in Nord Africa, le differenze appaiono evidenti.
“ Quello che è successo in Tunisia ed in Egitto - scrive il noto poeta, romanziere e giornalista - è una protesta morale ed etica. E’ un rifiuto assoluto e senza mezzi termini dell’autoritarismo, della corruzione, del furto dei beni di un paese , rifiuto del nepotismo, del favoritismo, rifiuto della umiliazione e della legittimità che è alla base dell’arrivo al potere di questi dirigenti il cui comportamento prende a prestito molti metodi della mafia. E’ per questo che non è una rivoluzione ideologica. Non c’è un leader,non c’è un capo, non c’è un partito che porti avanti la rivolta. Milioni di persone qualunque sono scese in strada perché quando è troppo è troppo! E’ una rivoluzione di tipo nuovo: spontanea ed improvvisata: E’ una pagina della storia scritta
 
LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELL’OPPOSIZIONE PDF Stampa E-mail
Fate qualcosa di forte: così non si può andare avanti.
È intollerabile quello che ci succede intorno.

Si fa la guerra per salvare i civili e poi si trattano come cani e si cacciano, dicendo che si "ripulirà" l'isola dalla loro presenza: pulizia peggio che etnica - igienica da esseri sottoumani, sporchi.

Si fa uno spot in camicia nera in cui si parla di ville e denaro per tutti, esenzioni fiscali, spiagge dorate e nuova Portofino. Casinò. Ci pensa lui, dicono gli intervistati. Non l'abbiamo già sentito? Altro comizio fuori del tribunale qualche giorno fa, con signore perbene che dicono, anch'io se avessi vent'anni per uno simpatico e con i soldi ci farei un pensierino, che c'è di strano.

A "Forum" un'altra signora normale racconta una storia sugli aquilani che se la godono negli alberghi, mangiano bevono, non fanno nulla e poi si lamentano.... Per fortuna era un copione già scritto, solo da recitare come viene viene perché sembri più autentico. Per fortuna?

In parlamento un ministro tira il suo tesserino al presidente, dal governo corrono in aula per votare un verbale (che non passa), un onorevole chiama una deputata “handicappata di merda” - non le urla “fuori dalla palle”, forse perché non è il leader.

È stato sdoganato il peggio della miseria italiana, tutti si sentono autorizzati a tutto, la rabbia l'odio l'egoismo, e forse è questo il segreto del successo. Di un certo successo. Stato feudale da una parte, tutto rapporto servo-padrone, fedeltà-protezione, sesso e potere, prostituzione politica (maschile, soprattutto); dall'altra un super Stato che vorrebbe competere per la direzione delle operazioni di guerra. Uno stato dall'anima porno-clericale, che mentre celebra l'utilizzatore finale di corpi giovanili, invade le sfere più intime della vita e della morte per sottrarle alla libertà personale.

A noi sembra che tutto si tenga: lo spettacolo, gli show dai predellini, le ville stile Portofino dov'erano i clandestini, la violenza delle guerre e le caserme produttive dei Marchionne. Separare l'antiberlusconismo "civile" dal conflitto sociale e economico è una sciocchezza vetero-materialistica. Il materiale è l'immaginario. Le bombe e le balle, la morte e lo show, uccidono la democrazia, quindi la nostra dignità.

E se in parlamento i Politici Esperti chiedono ironici a Rosy Bindi se devono togliersi la giacca e arrotolarsi le maniche, la risposta che ci viene è sì, dovrebbero fare proprio qualcosa che non sia aspettare che arrivi 2013, magari appellandosi alla Lega e al suo "popolo" che non vorrebbe la libertà degli imputati. Non la vuole la libertà per gli imputati se sono poveracci, stranieri, non-dei-nostri. Per i ricchi che rubano nei bilanci chiude un occhio eccome. E l'esagerazione berlusconiana non si uccide da sola di fronte a sobria misura, eleganza e senso dello stato. Qui c'è da salvare prima di tutto una cultura, una dimensione civile, una decenza della democrazia. Se lasciamo passare questo linguaggio di barzellette, villette sul mare e bombe, siamo morti molto prima del 2013.

Da voi che state in Parlamento vogliamo sentire che non è più tempo di normale opposizione, riprogrammata sulla lunga durata della legislatura. Che poi è troppo spesso para-opposizione, responsabile astensione. Responsabile soprattutto del disastro. Qui siamo davanti a pratiche spettacolari "gradevolmente" eversive, che non lasciano in piedi della democrazia nemmeno le procedure esteriori. La loro etica è vincere, portare a casa il risultato: l'impunità del capo, proprietario e signore.

Secondo noi occorre fare subito qualcosa che sia all'altezza dell'emergenza. E continuare a farla. Intanto per dire che noi, che la società italiana, non è solo quella roba lì. Servirà a poco la testimonianza, però serve almeno a noi, a non sentirci complici, anche solo per scoraggiamento e rassegnazione.

Dobbiamo continuare ad essere in piazza il più possibile - con la nonviolenza, certo, ma quella conflittuale di chi detesta e denuncia, non subisce passivamente. E lascia un segno nel paese, scrive sui doppiopetti di questi onorevoli che insultano chi non può battere le mani, che si devono vergognare, almeno davanti a noi.

A voi deputati e senatori dell’opposizione chiediamo di smettere di giocare a questo finto gioco parlamentare. Lo spettacolo non può andare avanti: toglietevi giacche e distintivi. Occupate le sedi parlamentari o andatevene. Chiediamo che facciate mancare i numeri e blocchiate tutto, oppure che non manchiate mai bloccando tutto lo stesso. Che diate segno di esistere e di capire che non ci si può programmare sulla routine di una volta. Se non lo fate occorrerà ricordarlo anche a voi, tutte le volte che vi affacciate sulla scena.

Che almeno il paese sia incandescente e vivo, non omologato. Che dica chiaro che c'è un'altra Italia, che non ne può più. E siamo noi.


Rete@ Sinistra 

Firmala qui: http://www.petizionionline.it/petizione/lettera-aperta-ai-parlamentari-dellopposizione/3827

 
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