| Vendola, i cantieri e le carriole |
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Non c'è bisogno di argomentare più di tanto il disastro della situazione politica italiana: il centrodestra attraversa una crisi che si sarebbe tentati di definire morale se i personaggi non fossero aldilà della categoria stessa dell'etica. È in crisi casomai la loro serena immoralità, così "moderna". La privatizzazione della politica e dello stato. Il ritorno diffuso al vincolo di fedeltà personale al signore. E nelle fabbriche l'imprenditore "illuminato" ripropone il lavoro servile, privo di diritti e di cittadinanza. Possibilmente privo anche di salario. La democrazia non c'entra con il lavoro, il sindacato moderno è l'ufficio personale esternalizzato dell'azienda, il conflitto è con gli altri produttori sul mercato, non nella fabbrica - grande famiglia nella quale qualcuno comanda e qualcun altro obbedisce. Sempre la figura servo-padrone. Armoniosa.
Se questo scenario comincia a mostrare qualche segno di crisi, se il capo fatica a tenere insieme le sue alleanze politiche e il suo blocco sociale, il rischio è che si produca non solo la crisi della destra ma dell'intera democrazia italiana. Anche perché l'opposizione balbetta e non riesce a rappresentare seriamente un altro orizzonte. Forse non percepisce nemmeno l'emergenza culturale, sociale e politica. Pensa a piccole grandi manovre politiciste, interne a uno schema ormai separato dalla realtà; vede lo scandalo delle intercettazioni ma non la precarizzazione, i lavoratori imbavagliati, robotizzati e ridotti a (sotto) merce; pensa che l'unica razionalità sia quella economica capitalistica e riduce la natura a mera risorsa produttiva a disposizione del pil. E si tratta di una tendenza globale (finanziarizzazione, delocalizzazione, militarizzzazione...). Ma c'è una società che resta fuori, non rappresentata da queste rappresentazioni, tentata da un'estraneità sempre più radicale. Da noi è l'Italia che si è incontrata nei movimenti di questi ultimi dieci anni, che ha costruito spesso un tessuto locale di relazioni a difesa del territorio e della democrazia. La società che si è mobilitata nella campagna per l'acqua bene comune. Ci sono ragazze e ragazzi che hanno in mente altro e non celebrano la loro identità nella caccia all'immigrato, nell'essere pubblico televisivo o nella competizione produttiva con la Serbia. Casomai se ne vanno. E se ne vanno in tante e tanti. Per questo c'è bisogno di una scossa radicale, di un mutamento di scenario e di grammatica. Allora la recente candidatura di Nichi Vendola alla guida del centrosinistra può rappresentare l'apertura di un processo interessante, in grado di aprire spazi di partecipazione, mobilitare energie nuove, soggettività altrimenti rassegnate, passioni ed emozioni delle quali la sinistra non può fare a meno. Quest'ultima, ingessata com'è, identificata con gruppi dirigenti tristi e burocratici protagonisti del disastro di questi anni, muore. Nichi Vendola appare in grado di ridare cittadinanza a parole della sinistra che sembravano consumate, non più pronunciabili, perdute. Certo occorre che il processo che si apre rappresenti una uscita dal degrado della democrazia italiana, non un'altra sua manifestazione - per quanto alternativa del berlusconismo, interna alla stessa grammatica. Il rischio è che tra fascinazione del leader e mobilitazione delle masse non si strutturi nulla; nessun corpo intermedio, nessuna rete politica capace di dare vita dal basso a un nuovo soggetto in grado di mediare fra istituzioni e società. Il rischio insomma è di restare dentro un modello di democrazia plebiscitaria che lascia priva di auto-organizzazione politica la società stessa. Semplicemente rappresentata dal carisma del capo. È importante allora che questa candidatura, con le energie che accende (simbolicamente rappresentate delle "fabbriche" nate in Puglia) rappresenti l'inizio di un terremoto che non si fermi alla mobilitazione delle emozioni, ma aiuti a spazzare via le macerie di questa sinistra che non ha saputo uscire dal novecento, né difenderne le conquiste più significative. Un terremoto che ridefinisca il quadro politico, e aiuti a costruire una rete di cooperative politiche, tessuto costituente di una sinistra all'altezza Il rischio è che semplicemente sopravvivano (magari in nome dell'autonomia del movimento informale che sostiene Vendola) le strutture formalizzate e le pratiche dei piccoli partiti della sinistra attuale, con i soliti congressi alle porte, con la solita competizione fra ceti dirigenti comunque incapaci di ripensare la sinistra oggi. Per noi accendere le passioni e l'entusiasmo deve voler dire creare gli spazi per un'altra modalità del fare politica, articolata in altri soggetti - non solo comitati elettorali o staff che curano l'immagine del leader. Nel vuoto fra istituzioni, leader e base non potrebbero che crescere le antiche forme di selezione alla rovescia di gruppi dirigenti, di elaborazione riservata di programmi e obiettivi, di formulazione spartitoria delle liste. Una rappresentanza tutta ridotta alla figura del capo carismatico. Rappresentanza, peraltro, che non dovrebbe solo essere misurata in termini di quantità di conquiste realizzate, come si trattasse di regalare al popolo una percentuale accettabile di obiettivi conseguiti. Si tratta soprattutto, invece, di aprire spazi per l'autorappresentazione della società, per la costruzione di reti e di democrazia intensa, ravvicinata, partecipata. Capace di trasformare il mondo intorno. Le riforme che abbiamo in mente non scendono dall'alto verso il basso: verso una cittadinanza atomizzata, grata ma passiva. Spingono all'auto-organizzazione, alla gestione attiva, alla condivisione. Come per l'acqua, né privata né statale. Come per l'incontro di Teano, né sabaudo né leghista. Allora ben venga il terremoto Nichi, se apre un cantiere per lavorare come con le carriole de L'Aquila. Se fa spazio a relazioni nuove e costruisce protagonismo politico - non solo nuovi affidamenti. Se è così anche noi di rete@sinistra possiamo dare una mano con una carriola. Per valorizzare l'elaborazione che abbiamo sviluppato sulla crisi della democrazia e sulle pratiche della politica, sui beni comuni come asse centrale di un diverso modello economico-sociale. Per stimolare il processo costituente di un soggetto politico nuovo della sinistra. Che può nascere solo se dà voce al desiderio di partecipazione diffusa e non si limita a chiedere supporter; se il candidato leader produce paradossalmente un ribaltamento della figura del leader, per essere strumento di una politica in cui singoli, associazioni, gruppi, 'fabbriche' ecc. contano davvero nella individuazione di programmi e persone. Non si tratta di aderire a priori alla proposta di Vendola, ma di aprire una discussione autentica. Noi siamo pronti a confrontarci. Chiediamo a Vendola di fare altrettanto. Rete@sinistra 14 Agosto 2010 Scarica l'articolo in formato PDF: Il cantiere e la carriola
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