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Dichiarazione di Firenze

Noi, le donne e gli uomini presenti in questa assemblea di Firenze, ci impegniamo ad essere parte attiva del processo costituente di un soggetto politico assolutamente nuovo della sinistra, come confederazione politica a rete, una costellazione di nodi territoriali autonomi che già operano o intendono mettersi ora al lavoro nel paese per “politicizzare la società civile e civilizzare la dimensione politica”.
 

Degrado della cultura politica italiana

Noi, insieme a tante e tanti, abbiamo vissuto e viviamo tutto il degrado della cultura politica italiana.
Devastazione sociale ed economica che ha distrutto relazioni, paesaggio, natura; risultato di uno sfruttamento pervasivo e onnipresente dell'ambiente, del lavoro, del corpo dell'uomo e della donna, delle loro stesse menti.
Crescita di solitudini impaurite e competitive, precarizzate nell'intera vita – non solo nel lavoro; incattivite e allo stesso tempo passive nell'accettazione dell'esistente; vive solo nell'affidamento a un leader tanto più ridicolo e volgare quanto più riconosciuto affine nella miseria dominante dell'individualismo proprietario. Società di massa a guida mediatica, spoliticizzata e fragile ma feroce nella ricerca di un'identità mitica costruita nell'esclusione del diverso e del più debole: minaccia alla sicurezza e all'ordine, facile oggetto del partito dell'odio.
L'aggravarsi della situazione economica italiana non mette per nulla in discussione tale paradigma, anzi aumenta la percezione dell'insicurezza e della solitudine, dunque la riduzione dell'economia a meccanismo naturale e della politica a retorica artificiale insignificante. Il berlusconismo si alimenta dei suoi fallimenti, dell'impoverimento materiale e simbolico che produce.
 

Emergenza democratica

È in discussione oggi la radice stessa della democrazia costituzionale. Quella che si basa sulla limitazione dei poteri, sugli equilibri istituzionali, sul controllo di legalità, sui diritti indisponibili dei singoli e delle minoranze. Sulla laicità. Tutte le istituzioni di garanzia vengono paradossalmente politicizzate per liberare il campo alla politica autoritaria del governo.
Che torna a incarnarsi nel “corpo del principe”: corpo maschile plastificato, specchio di un potere che si esercita sulle donne riducendole a ornamento pornografico e corpi-contenitori da affidare al magistero della chiesa. Un potere maschile che si vuole universale assoluto.
 

Basta

Ecco, noi siamo quelle e quelli che non ne possono più, non si aspettano più risposte da altri e non intendono delegare ai partiti esistenti.
Basta con questo degrado etico e culturale, e con questa assenza di un’opposizione degna di questo nome. Abbiamo bisogno di un'opposizione che sia resistenza ma anche esistenza, alternativa, inaugurazione di un'altra logica, di un altro orizzonte per quell'Italia che vive altrove dai salotti televisivi. Per la nostra vita e per quella delle generazioni future.
Noi ci impegniamo a costruire questa opposizione e questa alternativa.
 

Non si salva la democrazia italiana senza un soggetto collettivo di sinistra

Non si salva la democrazia italiana senza un soggetto collettivo che sappia tenere insieme società e politica, bisogni e desideri, politica economica e ordine simbolico, conflitto sociale e narrazione di sé. Un soggetto di sinistra che non fa coincidere i valori con gli interessi, né li riduce a prediche o aspirazioni ideali generiche. Tiene insieme libertà e uguaglianza, lavoro e dignità, fratellanza e cura del mondo. Pace.
Una sinistra né triste né patetica, che non si limiti a ridurre i danni del neoliberismo restando dentro la sua logica, che non si accontenti del meno peggio ma sappia immaginare un'altra società e un altro mondo. E questa immaginazione faccia davvero vivere in progetti e azioni, nel tessuto di relazioni che formano identità e pratiche politiche.
 

Qualcosa di assolutamente nuovo, a sinistra

Una sinistra che riconosca la necessità di costruire relazioni larghe davanti a questa emergenza democratica e nella prospettiva di un'alternativa per il paese. Che sia cioè all'altezza della situazione e in grado di affrontare, oltre ai conflitti sociali e civili, anche le scadenze elettorali. Sappiamo che quest’ultimo è terreno infido, perché truccato da leggi maggioritarie e società dello spettacolo, ma ineludibile in un sistema politico-istituzionale fondato sulla rappresentanza.
Una sinistra che sappia prendere decisioni secondo modalità democratiche e partecipate che si traducano concretamente in risposte pratiche e non solo teoriche ai problemi che quotidianamente le persone in carne e ossa si trovano ad affrontare nel loro vissuto complessivo, individuale e non. Che crei spazi di confronto unitari, case comuni e luoghi pubblici in cui permettere il libero gioco delle differenze – tanto più fondamentali quando si tratta di navigare in mare aperto e inventare altre mappe e altri percorsi.
Una sinistra che non miri a banali somme di sigle, cartelli puramente elettorali: la crisi della politica chiede di tornare alla polis. C'è da ricostruire un punto di vista e relazioni che liberino territori creando spazi di altra economia e socialità.
Qualcosa di assolutamente nuovo. Può spaventare ma anche entusiasmare – e noi siamo quelle e quelli ancora capaci di entusiasmo.
Abbiamo bisogno di ripartire da iniziative sociali in grado di dialogare con tutto quello che nella società vive, resiste, insorge. Cooperative politiche che pratichino democrazia, autoformazione, confronto e partecipazione. Strutture non più gerarchiche o piramidali, fondate sulla rotazione degli incarichi affidati per estrazione, sulle decisioni condivise, sull'uso dei nuovi mezzi di comunicazione, sul principio una testa un voto. Sul rifiuto del leaderismo e del professionismo della politica.
 

Piccoli passi concreti di un altro mondo possibile

La sinistra che vogliamo comincia da qui.
Comincia dalla realizzazione di piccoli passi concreti, definizione di pochi ma chiari obiettivi di politica economica, parziali ma capaci di prefigurare un'altra concezione della società, del lavoro, dell'ambiente. Passi concreti che non solo proteggano i beni comuni minacciati dalla privatizzazione – acqua, atmosfera, energia, biodiversità, saperi, città, territorio – ma ne facciano il cuore di una strategia che sottrae alla logica della mercificazione ciò che fa di una somma di individui una comunità umana: per ricostruire intorno a questi elementi di res publica, cosa comune, un tessuto di relazioni e democrazia.
Allo stesso tempo, tuttavia, una sinistra che si misura con una ambizione molto alta, un azzardo, che costituisca uno spostamento radicale rispetto alla storia di questi anni. La crisi economica e finanziaria può essere occasione per misurarsi con l'emergenza ecologica e trarne un altro paradigma per l'intera vita collettiva: che rimetta al centro la qualità della vita, le relazioni con la natura e il vivente, la politica e il diritto liberati dalla mera amministrazione della razionalità economica dominante. Ormai sempre più irrazionale, cioè irragionevole.
Uno spazio collettivo per chi è lontano dalla politica ma non rinuncia alle sue passioni Non ci servono le pratiche di pura sopravvivenza di sigle o gruppi dirigenti. E non possiamo assistere passivamente quasi rassegnati, alla demolizione della Costituzione e della democrazia italiana. La sinistra può e deve offrire uno spazio collettivo per ragazze e ragazzi, donne e uomini, che intendano ricominciare a inventare il proprio mondo. Senza nostalgie, a partire dai nuovi anticorpi che esistono anche nella delusione presente e nel disincanto diffuso.
A questo mondo che si è allontanato dalla politica ma non ha per nulla rinunciato alle sue passioni noi intendiamo prima di tutto rivolgerci.
Tutte le pratiche di comunicazione creativa, sperimentazione di reti tramite internet o social network, sono possibili strumenti da usare. Luoghi di invenzione di linguaggio, di espressione di immaginazione e desideri.
 

Un percorso di liberazione permanente

Possiamo offrire un altro racconto e obiettivi raggiungibili alle soggettività devastate dalla crisi del presente e dalla cancellazione del futuro.
Non c'è una Terra Promessa da conquistare e non abbiamo tutte le risposte già compiute e confezionate in testi sacri da recitare a memoria. Però potrebbe essere questa perdita di certezze una liberazione. Abbiamo visto che si possono usare felicemente carriole per liberare il percorso da molte macerie; le mappe si verificano e si ricostruiscono continuamente, non esaurendo mai la complessità del territorio. La democrazia è questo percorso laico e condiviso di liberazione permanente o non è.
Questa sinistra e questa democrazia sono qualcosa per cui a noi sembra che valga la pena spendere energie. Perché non è sacrificio di sé, della propria vita. È festa collettiva, riconquista di senso per la nostra esistenza.
Da qui ci proponiamo di ripartire. Insieme.

Rete@sinistra - Assemblea di Firenze 24 aprile 2010
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