| Stefano Falcinelli:siamo in mare aperto, diamoci una mano. |
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| Martedì 24 Novembre 2009 21:16 |
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Forum della rete@sinistra... lavori in corso a Firenze
21 e 22 novembre 2009: siamo in mare aperto, diamoci una mano. Due milioni di posti di lavoro persi dall’inizio dell’anno in Europa e 300 mila che verranno bruciati in Italia nel 2009 per effetto della crisi, dove il ricorso alla cassa integrazione in varie regioni ha superato abbondantemente il 400% con decine di migliaia di ex lavoratori che sono privi di ogni forma di ammortizzatore sociale. Salari che sono da anni tra i più bassi d’Europa: un lavoratore italiano percepisce un salario che è un terzo di quello dei suoi omologhi tedeschi. La disoccupazione sta arrivando all’8% circa e in Campania abbiamo il più alto tasso di disoccupazione europeo con i salari più bassi del Paese. Viviamo in un Paese in cui l’illegalità viene premiata; dove, con lo “scudo fiscale”, passato in Parlamento grazie all’assenza di numerosi esponenti dell’opposizione, chi ha indebitamente portato milioni di euro nei paradisi fiscali, chi ha evaso per anni le tasse, chi ha fatto soldi con attività criminali, può oggi riportare quel denaro sporco a casa senza alcun problema. Un Paese dove chi costruisce abusivamente e nello spregio del territorio può continuare e viene condonato e premiato rispetto a chi invece segue le regole. Il nostro è un Paese dove si fa di tutto per evitare al Capo del Governo la scocciatura di dover rispondere alle accuse di corruzione a lui contestate dalla Magistratura e dove per questo ci si inventa il provvedimento del “processo breve” in cui di fatto si declassa il reato di corruzione a reato minore che da solo, come ci ha fatto notare mercoledì scorso Giuseppe D’Avanzo su “la Repubblica”, ci costa quasi 7 punti di PIL ogni anno, cioè 25000 euro di debito per ogni cittadino, neonati compresi. Una quantità di denaro impressionante che all’inizio degli anni ’90, quando prese l’avvio l’inchiesta “Mani Pulite”, ammontava a circa 10 mila miliardi di lire all’anno mentre oggi siamo saliti 70 miliardi di euro di interessi passivi sottratti ogni anno a misure concrete di sostegno per i lavoratori e per le famiglie colpite dalla crisi economica, sottratti al welfare, alle infrastrutture, alla scuola, alla formazione e alla ricerca. Una norma, quella del “processo breve” che, se passerà, avrà come risultato quello di affossare processi importanti come Cirio, Parmalat e Thyssen Krupp. Viviamo in un Paese dove alla TV di Stato si permette di fare un programma che di fatto appoggia e avvalla l’impunità per un politico come Cosentino per il quale la Magistratura ha richiesto l’arresto per il reato di concorso esterno in associazione di stampo camorristico: questo è accaduto in una puntata di “Porta a Porta” nei primi giorni della settimana come molti di voi avranno visto. Il nostro è un Paese dove è la politica ormai a bussare alle porte della mafia per ottenere appoggi, vantaggi e consensi elettorali. Un Paese dove si privatizza un bene vitale fondamentale come l’acqua mentre in Francia, a Parigi, si ritorna alla gestione pubblica risparmiando 30 milioni di euro l’anno. Un Paese, il nostro, dove scuola, università e ricerca pubbliche subiscono tagli pesantissimi che ne minano qualità e sopravvivenza degne di una nazione civile (siamo precipitati al 36° posto in Europa per qualità di istruzione) con centinaia di migliaia di precari che vengono espulsi da ogni prospettiva occupazionale. Viviamo in un Paese dove la vita e il lavoro sono ormai completamente sganciati l’uno dall’altro, dato che ogni giorno muoiono in media tra i tre e i quattro lavoratori mentre si stanno guadagnando il pane per uno stipendio che non permette alle loro famiglie di sopravvivere più di venti giorni al mese. Un Paese, è il nostro, che di fronte a questa piaga nazionale e vergogna internazionale depenalizza i datori di lavoro rispetto alle loro responsabilità sugli incidenti sul lavoro. Un Paese dove, a fronte di una crisi economica e democratica pesantissime, noi tutti stiamo perdendo ogni giorno pezzi della nostra dignità di cittadinanza, dove giustizia sociale e diritti si sgretolano lasciandoci nudi rispetto all’arroganza aggressiva del potere. Un Paese dove le forze politiche di opposizione non riescono neanche a mettersi d’accordo sulla manifestazione del 5 dicembre prossimo contro Berlusconi e il suo Governo che di quell’arroganza sono il braccio armato; una opposizione debole, inefficace e litigiosa che non è capace nemmeno di presentare una mozione unitaria di sfiducia a Cosentino come è accaduto in questa settimana al Parlamento. Viviamo in un Paese dove le forze della sinistra radicale non trovano il buon senso di mettersi attorno ad un tavolo per lavorare insieme alla costruzione di risposte concrete di uscita dalla crisi economica e su quelle produrre una mobilitazione unitaria e coerente. Un Paese dove questa sinistra continua imperterrita a volersi presentare alle prossime tornate elettorali divisa in due pezzi incomunicanti, nonostante la pesante sconfitta alle europee del giugno scorso. Ci dicono che vogliono ripartire ciascuno dal 3% e noi gli rispondiamo che così non è possibile e che bisogna ricominciare dal 3x2, altrimenti il pericolo di sparire definitivamente è enorme. Noi siamo qui, oggi, perché vogliamo dare un corpo e una forma concreta al nostro dissenso rispetto a tutto questo e a tanto altro. In Italia c’è un’altra Italia, nella sinistra un’altra sinistra diffusa e dispersa che non si rassegna e che è stanca di prodursi in appelli all’unità e al buon senso immancabilmente inascoltati: ricorderete quelli di Asor Rosa, Pintor, Ginsborg che negli anni si sono succeduti dalle pagine de “il manifesto” fino all’ultimo, quello delle duemila firme per la lista unitaria alle europee del giugno scorso, a cui molti di noi hanno concorso. Voci e parole nel vuoto. Basta dunque con gli appelli, è giunto il momento dell’assunzione diretta di responsabilità, della fine della delega, della necessità di un impegno diretto da parte di ognuno di noi per concorrere tutti insieme alla costruzione di una prospettiva concreta di cambiamento. Il nostro dissenso, fino ad oggi parcellizzato in tanti focolai sparsi per il Paese, in tante urla di protesta diffuse ma isolate e incomunicanti, ha finalmente una possibilità di crescere coordinandosi a rete per evolvere dalla individualità della separatezza all’unità di una potenza collettiva consapevole e al servizio del rinnovamento e della rinascita di una sinistra utile ed efficace. Siamo qui oggi per dare il nostro contributo alla costruzione di questa sinistra che rinnovi radicalmente i modi e le forme del proprio essere e del proprio fare politica, mettendole in sintonia con la vita reale che non ha i tempi dei politici di professione ma quelli di chi lavora e di chi un lavoro non ce l’ha e se lo deve andare a cercare, di chi ha una famiglia con i doveri che essa comporta, di chi ha ancora scanditi i tempi della propria vita dai bisogni di cui ancora è schiavo. Vogliamo dunque costruire una comunità rinnovata con dei modi e delle regole di convivenza che permettano a tutti di partecipare, decidere, contare, ognuno con le proprie capacità, possibilità e inadeguatezze; dove non si deleghi più nulla a nessuno e tanto meno ad una classe politica che ha dimostrato ampiamente le proprie insufficienze e che non appare essere la migliore deputata a costruire il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Va ricostruita una politica utile, concreta, pulita, alla portata di tutti e tutte e di tutti e tutte espressione trasparente, includente e divertente, dove l’umanità, il rispetto reciproco, l’amicizia siano pratica comune consolidata e naturale. Una politica dove quando discuti non puoi pensare che tuo figlio a quel luogo e a quei riti preferiresti che non si avvicinasse perché sono pesanti, noiosi e, francamente, poco educativi. Rete@sinistra può e deve nascere in questi due giorni, qui a Firenze, perché c’è bisogno di un Forum nazionale permanente di tutta la sinistra sociale e politica italiana che lavori incessantemente per rendere possibile ed per aprire un orizzonte inedito, una rinnovata prospettiva di unità per tutti quei cittadini che non si rassegnano alla distruzione del lavoro, dei suoi diritti come della sua dignità, che si oppongono alla deriva democratica cui stiamo assistendo, al degrado della politica italiana, alla scomparsa della sinistra nel nostro Paese. Rete @sinistra non è né vuol essere un nuovo partito in competizione con quelli già esistenti, essa è la zattera di Ulisse che, naufrago di una storia passata e di un futuro tutto da inventare, diparte dall’isola di Calipso per il mare aperto dove l’approdo non vede ma che arriverà. Ed è per questo che oggi, qui in questa assemblea, non c’è nulla di predeterminato, non ci sono documenti politico-programmatici compiuti ed esaurienti già confezionati. C’è solo una bozza di proposta di lavoro comune, elaborata da alcune associazioni che hanno messo il proprio lavoro e le proprie energie al servizio di una semplice opportunità, e che, per punti sintetici e volutamente schematici, prova a tracciare un inizio di viaggio comune. Non abbiamo bisogno né vogliamo che qualcuno o alcuni ci dettino la linea da seguire perché quella direzione dobbiamo trovarla e percorrerla tutti insieme con un lavoro collettivo. Quello che c’è, per ora, è solo quella zattera in mare aperto; una zattera che ha ancora pochi legni legati alla meno peggio tra loro e che, per poter procedere attraverso le onde, ha bisogno di essere rinforzata con altri legni legati saldamente a rete con maglie strette e nodi duraturi. Stefano Falcinelli (Sinistraplurale Umbra - Perugia) |









