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Jacopo Landi sulla due giorni PDF Stampa E-mail
Venerdì 20 Novembre 2009 13:45

La cosa che più mi affascina della due giorni è che nelle nostre intenzioni RETE@SINISTRA dovrebbe sottrarsi alle solite messe in scena partecipative tentando di sperimentare qualcosa di realmente nuovo.

Quello in cui ci cimenteremo sarà una sfida ambiziosa, inventare un modo diverso di stare insieme e partecipare in maniera polifonica, ma senza rimanere assordati dal rumore, con l’obiettivo di produrre qualcosa di concreto, cambiando il registro del linguaggio e dell’agire politico.

Se il meccanismo messo a punto funzionerà o meno lo sapremo al termine del prossimo fine settimana che speriamo sarà il primo di molti altri prolifici appuntamenti dedicati alla costruzione di un processo costituente di una comunità di sinistra capace di stare insieme.

La logica del fare appelli ai partiti è ormai finita, essere inascoltati, talvolta ignorati è uno degli elementi che ha creato la maggior delusione e la conseguente dispersione, con il ritorno a casa, di molti militanti o simpatizzanti di sinistra che hanno visto tradito il loro impegno, il loro mettersi al servizio di una comunità d’idee e del fare, che legava saperi, ibridava esperienze, aumentava la capacità di sentire e di sognare insieme il cambiamento.

In questi mesi, dall’ultimo appello ignorato, quello all’unità per le elezioni europee, è aumentata, per le varie anime della sinistra diffusa, la necessità di recuperare un punto di vista autonomo, autonomo dalle forze politiche organizzate, autonomo dalla vulgata comune che rende forzatamente omogenee le società e gl’individui per esercitare su di loro un più facile controllo, è aumentato il bisogno anche sul piano nazionale  di un collegamento, della capacità di trasferire quella elaborazione  indipendente che spesso sul piano locale è già maturata e si è già strutturata, producendo iniziative politiche, cultura, idee, partecipazione, insomma in questi mesi è cresciuto il bisogno di sentirsi meno soli.

E’ un po’ da questi stati d’animo che sono nate le connessioni, la voglia di approfondire conoscenze, culture, la consapevolezza che serve una massa critica. Ecco la rete, i piccoli nodi che si saldano, la rete che andrà sviluppata, messa a punto.

Certamente i territori saranno disomogenei, certamente alcuni porteranno esperienze di lotta, altri di governo, con culture e approcci diversi, ma sicuramente non avranno abdicato al problema della sinistra e della rappresentanza, tenendo insieme la conflittualità territoriale e la ricostruzione della sinistra in un corpo che potrebbe per esempio federarsi in tre macroaree geografiche nord, centro e sud.

Spesso a sinistra l’impressione è di parlare di panna montata, a volte fatta con latte scaduto e quindi acida. Di viaggiare dispersi su una cima di ottomila metri, aria sottile, rarefatta, annebbiamento della vista, ombre appena percepite, atteggiamenti refrattari a qualsiasi esperienza altra, a qualsiasi segnale che non sia già stato decodificato e digerito dai succhi gastrici della storia. In queste due giornate fiorentine applicheremo ciò di cui parliamo da tempo e mi auguro riusciremo a tirare fuori le prime idee chiare partecipate e condivise - la riforma della politica - e temi precisi - l’agenda politica - che vengano trasformati nei prossimi mesi in pratiche e azioni di mobilitazioni.

Nei prossimi mesi vorrei che fossimo capaci di attrarre e regalare spazi, aprirci a voci, confrontandoci anche con le federazioni esistenti anch’esse composte di donne e uomini appassionati che danno il loro contributo in ciò in cui credono. La pratica politica altra che inseguiamo forse servirà alla costruzione di una sinistra senza vecchi proprietari e copyright.

A sabato!

Jacopo Landi

 

 

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